Parole + Emozioni

Si legge un libro, si immagina un luogo, una frase resta fissata nella memoria.

Alle emozioni bisogna dare voce e questo è lo spazio giusto!

Associazione Libra Mente aspetta anche te.

 

LA VITA QUANDO ERA NOSTRA di Marian Izagiurre             di Antonella V. ©

 

L'ho letto tutto d'un fiato, in una oziosa mattina di spiaggia. Non mi capitava da un bel pezzo e da un gran numero di libri.

Di solito succede che bevo in un sorso quei racconti drammaticamente veri, che immancabilmente mi fanno piangere. Ma questa volta non è stato così, per fortuna!

Ciò non di meno il romanzo mi ha catturato e lanciato dentro una libreria della Madrid Franchista: pensieri profondi e strane vite si avvicendano fra queste pagine.

Tra le vie di una Madrid scomparsa, nella verdeggiante campagna Inglese di inizio secolo e nella sfavillante Parigi degli eccessi fra le due guerre, un libro è il vero protagonista del libro.

In questo bellissimo romanzo ho trovato l'essenza della mia passione, la molla che mi ha spinto a creare queste pagine virtuali e a dare vita a questa Associazione.

Non so dove mi porterà, ma questo viaggio lo voglio assolutamente fare!

 

Quando ti sentirai sola, leggi un libro. Ti aiuterà a stare meglio”

“ … Ma tu leggi, leggi ogni volta che puoi. ….. Ti salverà” (Marian Izagiuirre)

 

 

 Trieste, una città nel vento     di Antonella V. ©

 

Trieste-  In ogni angolo di questa nostra Italia si respira La Storia. Ma qui, a Trieste, si va molto oltre: ad ogni passo si nota il complicato intreccio della Storia di ben tre Paesi e ancora meglio lo si ascolta, nella particolare parlata che mischia italiano, tedesco e slavo.

L’incontro delle diversità umane qui è vistoso, molto più che in altre città di confine e ne è l’esempio più rappresentativo uno dei più illustri cittadini di Trieste: Italo Svevo! Lo scrittore nasce in una famiglia di origini ebraiche, da padre ungherese e madre friulana, il suo nome è  Aron Hector Schmitz , ma in famiglia lo chiamano Ettore e gli parlano in tedesco, studia dapprima a Trieste e poi in Germania e non a caso gioca con la lingua italiana nella scelta del suo pseudonimo letterario. Nel nome, come nelle sue opere, Svevo  evidenzia la dualità che da sempre Trieste vive.

Il travaglio che la Città ha subito per avere una propria identità è ancora visibile sulle facciate di ogni singolo palazzo e mentre si passeggia per gli stretti vicoli che affacciano sul porto, si riconoscono tutti gli stili architettonici dal XVIII al XX secolo: dal neo-classico Palazzo Carciotti, opulento ed imponente, all’art noveau di Casa Bartoli.

I ricordi dell‘epoca principesca in cui Trieste era il centro florido e pulsante di un grande Impero, sono ancora trasportati dal mare attraverso i canali del Borgo Teresiano, fino al celeberrimo Castello di Miramare.

I più disparati luoghi di culto parlano ancora di quando era possibile la pacifica convivenza di religioni diverse: accanto alle numerose Chiese di culto Cristiano Cattolico, fanno bella mostra di sé la Chiesa Serbo-Ortodossa,  o ancora la Sinagoga Ebraica e la splendida Chiesa Greco-Ortodossa di San Nicolò.

Ognuna delle differenze che saltano agli occhi, si ricompone comunque in un’unica grande armonia, senza più nessuna stonatura e prende vita quella meraviglia che ha rubato il cuore di James Joyce e gli fatto scrivere, nella Lettera a Norma nel 1909 “ La mia Anima è a Trieste” .

E mentre attraversi gli antichi canali senti la vita scorrere, come in un romanzo di Italo Svevo, con Trieste che osserva ancora, silenziosa l’evolversi della Storia.

 

“Trieste ha una scontrosa  grazia. Se piace,  è come un ragazzaccio aspro e vorace,  con gli occhi azzurri e mani troppo grandi  per regalare un fiore;  come un amore  con gelosia.

(Umberto Saba, Trieste, vv. 8-14)

 

 

Habana
Habana

CUBA, SECONDO ME!      di Antonella V. ©

 

La Isla Grande! Non è solo un luogo, un puntino sull’atlante, una destinazione o una vacanza. E’ un insieme di contrasti che non lascia mai indifferenti, è un pugno nello stomaco e il suo livido lo porti sulla pelle per sempre: non vedi più il segno, ma sai che ce l’avevi proprio lì!

 Ma per vedere davvero Cuba, non devi usare gli occhi, ma piuttosto spalancare la mente: devi sentire con il cuore, ascoltare rilassato, annusare l’aria con curiosità, assaggiare golosamente e toccare senza vergogna e solo dopo sei pronto per guardare.

 E la luce dei Caraibi ti fa vedere tutto più chiaramente, perché è più chiara: i colori sono più intensi, i contorni sono più delineati e le ombre danzano per fissare i  ricordi. Illuminata così, la realtà non è mai quella che sembra: un palazzo vecchio e maltenuto mantiene la sua dignitosa eleganza e una Cadillac che ha quasi 60 anni di Km percorsi ha ancora il suo fascino lussuoso, con le cromature che brillano come il primo giorno.

 In questa cornice ci sei tu che ti muovi come in un film, del quale sei solo una comparsa: chi incrocia il tuo sguardo, sorride e saluta e il sorriso è di quelli sinceri, che parte dagli occhi. E il saluto è cordiale, pronunciato a voce alta, che si senta bene e non mugugnato a mezza bocca, solo per dovere e senza convinzione. Ma soprattutto ti saluta qualcuno che non sa chi sei e non ti rivedrà mai più!

Gli rispondi e la tua anima ha fatto una piccola capriola di gioia ….

Per cogliere l’essenza di Cuba e dei Cubani, ti devi spogliare: dei preconcetti, dei pregiudizi, del nulla che credi di sapere, delle tue abitudini, della convinzione che il nostro mondo sia il migliore, della certezza di essere migliore. Mettersi a nudo per cogliere l’essenza di una terra fatta di concretezza, dove non c’è spazio per quell’effimero a cui permettiamo di riempire le nostre esistenze.

 

La gran cosa è resistere e fare il nostro lavoro, e vedere e udire e imparare e capire, e scrivere quando si sa qualcosa; e non prima; e, porco cane, non troppo dopo.

(Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio)

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