Si Comincia da Milano!

E perchè proprio Milano?? E perchè no!!

Siamo così abituati a pensarla come capitale economica, centro della finanza o fulcro della moda , che abbiamo dimenticato che anche qui è passata – e passa - prepotente la Cultura.

Dai Romani fino ad oggi, le testimonianze artistiche di ogni epoca mettono Milano sullo stesso piano delle “città d'arte” italiane: noi l'abbiamo solo dimenticato per un momento.

Ma eccoci qui, pronti a togliere la polvere dai ricordi e con i sensi all'erta per guardare con occhi nuovi quello che è sempre stato lì: Milano e suoi tesori.

E allora, Menti Libere, andiamo! Scarpe comode e via, alla scoperta del conosciuto ignoto, perchè “Milan l'è un gran Milan”!

 

Di Antonella V. @

 

Associazione Libra Mente ©

 

L'ULTIMA CENA DI

LEONARDO DA VINCI

 

di Antonella V. ©

 

 

 

 

Milano nasconde un grande cuore, questo lo sappiamo già. Questo grande cuore custodisce splendidi tesori e uno di questi è il Cenacolo Vinciano!

Ognuno di noi sa di conoscere questo spettacolare dipinto, lo abbiamo visto ovunque, su libri di scuola, in televisione al cinema, ma la magia vera avviene quando sei davanti a questa meraviglia. Sei lì, con il naso all’insù, ad ammirare la perfezione! E ti torna in mente tutto quello che hai studiato, le leggende di cui hai letto e non puoi che subire il fascino di quest’opera leggendaria. 

 

La vita del dipinto è sempre stata travagliata, fin dall’origine, quasi che il soggetto dell’Ultima Cena abbia determinato, nella sua tragicità, anche il destino dell’opera: a partire dalle condizioni inadeguate del muro su cui è stata dipinta, attraverso lo scempio imposto da Napoleone - che ci ha fatto perdere per sempre una grossa parte del lavoro, per finire con l’immancabile strazio della Seconda Guerra Mondiale e dei sui abominevoli bombardamenti. La Storia non è mai tenera e questa volta ci ha privato di un pezzo del genio di Leonardo, ma per nostra fortuna, 20 anni di meticoloso restauro hanno riportato alla luce, quasi del tutto, la maestosità di un affresco che, come in una fotografia, fissa per sempre uno dei momenti più sublimi del Cristianesimo. 

 

« Soleva [...] andar la mattina a buon'ora a montar sul ponte, perché il cenacolo è alquanto da terra alto; soleva, dico, dal nascente sole sino a l'imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v'avrebbe messa mano e tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L'ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove. »

 

(Matteo Bandello, Novella LVIII)

 

Associazione Libra Mente ©

  

DA PETRARCA A BUZZATI - 600 ANNI

IN PUNTA DI PENNA

 

di Antonella V. ©


Scrivere non è mai cosa semplice e la vita di chi scrive non è mai semplice! Quando prendi un’idea e la fissi nero su bianco, sai che da lì non se ne andrà mai più, nemmeno se cambi opinione.

Milano, nei secoli ha visto al proprio fianco le penne di scrittori che non hanno mai avuto paura.

Ne abbiamo scelti due su tutti, enormemente distanti fra loro, divisi da sei secoli di parole e contrapposti anche nella visione delle umane vicende: Francesco Petrarca, che incentra la sua produzione letteraria sull’Uomo quale artefice del proprio destino e Dino Buzzati, che invece vede proprio nel destino il fulcro di ogni evento.

Perché loro? Perché così lontani e così differenti ?

Perché entrambi, in epoche tanto diverse hanno preso una posizione e l’hanno scritta, proprio qui a Milano!

Il primo, nel 1350 sfida ogni logica, accetta l’ospitalità dei Visconti e in loro nome cerca di riportare la pace in una martoriata Europa. Il secondo nel 1940, come giornalista ed inviato di guerra, racconta la stessa Europa ancora dilaniata e ben lontana dalla pace.

Certo che scrivere non è mai cosa semplice e la vita di chi scrive non è mai semplice!

 

I Promessi Sposi
I Promessi Sposi

MILANO & MANZONI       di Antonella V. ©

 

Certo si sono impegnati molto per sviluppare in tutte le generazioni di studenti l’allergia ad Alessandro Manzoni ed è un vero peccato!

Un finissimo narratore, che sapeva trasformare le parole in immagini, che descriveva con apparente innocenza la semplicità e se ne serviva per denunciare ingiustizie e soprusi, è stato declassato al rango di scribacchino portatore di sbadigli e noia mortale!

Tuttavia, nonostante gli sforzi di innumerevoli insegnanti demotivati, qualcuno è andato controcorrente: senza mai trovare del tutto il coraggio di ammetterlo ad alta voce, qualche “sventurato rispose” !

Ed è per questi pochi che Milano custodisce, con malcelata noncuranza, le tracce dell’incompreso Don Lisander : dall’omonima e centralissima via, alla statua pensierosa che troneggia in Piazza San Fedele, dal Teatro dedicato, all’hotel col suo nome, fino alla storica locanda che porta il suo nomignolo.

Ma il Manzoni non ha solo vissuto la sua Milano, l’ha anche descritta e con gran dovizia di particolari: per ben due volte, per esempio, il caro Renzo si trova a girovagare per le vie del centro, lottando contro la peste e i prepotenti, alla ricerca di un lieto fine per la sua travagliata favola d’amore.

Descrivendo queste strade il Manzoni traccia il percorso della Storia che si ripete, quasi sempre fedele a se stessa.

Ed è proprio dal mitico Don Lisander che vogliamo farci accompagnare fra le vie di questo contrasto a cielo aperto che è Milano: storia, cultura e scienza, passato contro presente, languidi pomeriggi festivi contro caotiche mattine lavorative, la raffinatezza del centro contro il grigiore delle periferie.

Questa è Milano, il centro profondo della tradizione Lombarda che sfida il resto del mondo, guardandolo dritto negli occhi: come Renzo, come Manzoni

 

“Renzo, salito per un di què valichi sul terreno più elevato vide quella gran macchina del Duomo sola sul piano, come se, non di mezzo a una città ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino”

(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi)

 

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IL DUOMO DI MILANO

di Antonella V. ©  

 

Una foresta di marmo che spinge verso il cielo: ecco il Duomo di Milano! 

Un’architettura affascinante e complicata, come la Fede. 

Una cattedrale in continuo movimento, come la Vita.

Un’opera d’arte che non finisce di stupire, nuova e diversa ad ogni passo, come Milano.

Ti appare quasi all’improvviso, mentre passeggi per le vie del centro, le strade dello shopping, e la sua imponenza non può lasciare indifferenti. Capisci subito che quello è il cuore vero della città e capisci perché è il cuore stesso dei milanesi: non è solo grande, è “tanto”! E ti senti così piccolo, ma nel contempo protetto da questo edificio enorme, come un bimbo che si stringe alle gambe del papà. Diventa subito chiaro perché nel tempo i milanesi abbiano cercato in tutti i modi di difendere il Duomo: intanto hanno preteso - e pagato - perché fosse costruito in marmo, affinché resistesse alla furia dei secoli, hanno coperto la Madonnina durante le incursioni aeree della 2’ Guerra Mondiale, hanno rallentato la corsa della metropolitana nel tratto sotto il Duomo e chissà cos’altro saranno disposti a fare per preservare il loro “ Domm”! 

Noi possiamo solo dire “grazie”! Grazie a chi ha avuto la prima idea di progetto, a chi ha lottato per realizzarlo, a chi ha prestato il propio genio per decorarlo e a chi lo ha così fortemente difeso, come la propria casa. Vale sempre la pena di provare quella sensazione di sentirsi tanto piccoli, davanti a qualcosa di così immenso.

 

Associazione Libra Mente ©

 

IN BICI A MILANO? SI' GRAZIE!  di Antonella V. ©

 


E’ proprio quando crediamo di aver visto tutto, quando pensiamo di avere scoperto tutti i dettagli, che Milano ci stupisce da una nuova prospettiva.

Questa nuova visione possiamo ottenerla stando in sella ad una bicicletta!

Pedalando ci allontaniamo dal caos e dal traffico, raggiungiamo angoli suggestivi e ci riconciliamo con la natura.

Regaliamoci una pausa di pace dove non avremmo pensato di trovarne, ammiriamo, nella calma cadenzata dalle pedalate, quello che non abbiamo mai notato, godiamoci i parchi e i giardini di questa fantastica città.

Dopo questa esperienza, potremo affermare con maggiore sicurezza che Milano è tutt’altro che grigia e potremo finalmente sfidare chi ancora lo sostiene, senza temere mai più di perdere!

 

" La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio, devi muoverti" (Albert Einstein)

 

Associazione Libra Mente ©

 

IL CENACOLO: UN'INTENSA EMOZIONE

 

di Francesca D. ©

 

Reduce dalla visita al Cenacolo, risuonano in me intense emozioni per un capolavoro nato dal genio di Leonardo, capace di  fondere nella sua arte pittorica dettagli in grado di far parlare i protagonisti della rappresentazione.

Ciò che mi colpisce subito, entrando nel chiostro dei padri domenicani, ancora fuori dalla sala in cui è conservata questa meraviglia dell'arte e della storia, è l'atmosfera formale, quasi sacrale, che si percepisce. L'Ultima Cena ha richiesto vent'anni di restauro, tra la fine del secolo scorso e l'inizio dell'attuale: così il visitatore viene gradualmente preparato ad una cura e ad un rispetto particolare dell'opera, prima di arrivare ad ammirarla. L'ingresso nell'ex-refettorio dei padri domenicani è un'emozione intensa: giochi di luci fanno convergere immediatamente lo sguardo verso la parete su cui è dipinta l'Ultima Cena. Molto più grande di quanto immaginassi, occupa lo spazio dell'intera parete. Al centro la figura di Gesù sulla cui fronte, nella magia pittorica di Leonardo, convergono immaginariamente tutte le linee prospettiche dell'opera. E da qui si parte a conosce uno per uno i personaggi accanto a lui: gli Apostoli.

Ciò che mi cattura è la capacità di Leonardo di far parlare ogni Apostolo attraverso la gestualità. E' questo, infatti, che ha permesso agli esperti di identificarli. La dinamica dei gesti attribuiti da Leonardo rende viva l'opera. Sembra essere stato capace di fermare un istante di quell'ultima cena, come in una fotografia. E per un attimo mi sembra di poter vedere quella tavolata, a mano a mano che la guida ne presenta i commensali, animarsi, prendere vita: vedo i movimenti precedenti e poi successivi alla rappresentazione pittorica impressa per sempre da Leonardo. Assisto come ad un'intensa scena di un film: sento quasi i rumori, i brusii e poi il silenzio attonito degli apostoli di fronte alla frase pronunciata da Gesù: "Uno di voi mi tradirà". E' su questa frase, che Leonardo sembra aver scattato la sua fotografia, ha fermato lo scorrere della sua pellicola pittorica. E così davanti a questa opera, io, piccola davanti a tale maestosità, riesco a cogliere fino in fondo la grandezza del genio di Leonardo.

 

 

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