“In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse”

(Giovanni 13, 21-22)

 

E' da questo passo del Vangelo che Leonardo parte per dipingere l’Ultima Cena, fissando così un momento particolarmente intenso, animato da sentimenti diversi di stupore, incredulità, orrore che è facile interpretare nei gesti e nelle espressioni degli Apostoli. L’Ultima Cena di Leonardo ha fatto scuola e fu modello - mai superato - per i tanti maestri che vennero qui, nel refettorio dei Padri Domenicani, per studiare questa immagine, che cattura, ammalia e commuove tutti coloro che vi posano lo sguardo.

E ancora oggi, se si vuole provare a capire il poliedrico ingegno di Leonardo è da questa opera che bisogna partire.

Così come è dalla Basilica di Santa Maria delle Grazie che si deve partire per comprendere la rivoluzione di Donato Bramante nell'architettura. La sua tribuna domina sulla chiesa gotica "delle Grazie"  e  si impone per grandiosità, cancellando immediatamente ogni tecnica fin lì conosciuta.

La nuova stagione dell’arte milanese della fine del Quattrocento comincia proprio qui, attraverso il genio di due Maestri e di un committente ambizioso: Ludovico il Moro.

 

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